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Domenica 04 Ottobre 2026

RACCONTI DELLA DOMENICA — il Blog di Marco Celati

Marco Celati

MARCO CELATI ha lavorato e vive in Valdera, a Pontedera. Gli piace scrivere, ma non è uno scrittore. Solo uno che scrive.

L'intervista

di Marco Celati - Domenica 04 Ottobre 2026 ore 08:00

Padre Libero ci accoglie nella sua cella. L’Eremo, tanto celebre quanto nascosto, è incastonato nella roccia del monte, lungo il crinale dell’Appennino. Dalla finestra si apre una vista imponente. Selve di castagni, di cerri, di faggi, di abeti seguono il profilo dei monti. Qualche paesino sospeso nel nulla. Il cielo e nient’altro, o tutto quanto, sopra di noi. Padre Libero è il monaco cistercense custode dell’Eremo, ha pronunciato alcuni anni fa la sua professione eremitica solenne davanti all’Arcivescovo, riportando una presenza religiosa in questo suggestivo tempio rupestre da anni abbandonato, che oggi è divenuto meta di fedeli, pellegrini e visitatori. Magro, allampanato, ex giovane cestista, con la veste bianca dei cistercensi, segue la regola di San Benedetto che consiste nella preghiera, nel lavoro, nel silenzio e nell’isolamento, secondo i dettami di un eremitismo mitigato. I Benedettini cistercensi si isolano dal mondo e la vocazione alla solitudine e al silenzio li spinge a vivere come eremiti, in comunità a forte impronta solitaria.

L’Eremo è un Santuario dedicato alla Madonna, nato intorno all’anno mille, quando alcuni eremiti si riunirono a pregare in raccoglimento dentro una grotta naturale. I pastori del borgo vicino, passavano per il sentiero e una leggenda narra dell’apparizione della Madonna ad una pastorella -un classico- o del ritrovamento di un’effige sacra della Vergine Maria. La grotta divenne una Chiesa e nella roccia e nelle adiacenze furono ricavati, nel corso degli anni, gli alloggi del Santuario. Il senso del mistico aleggia in sospensione ovunque nel chiuso delle semplici celle monastiche. Lo sguardo e l’animo spaziano verso l’affaccio circostante e la meraviglia infinita del creato. Siamo venuti a intervistare Padre Libero, vincendo la sua proverbiale ritrosia nei confronti degli organi di comunicazione.

Prova di registrazione: Padre guardi la telecamera e alzi la voce, per favore.

Guardo dove mi pare. La timidezza è un dono di natura che nostro Signore mi ha dato e cerco di custodirlo. Non lo perderò davanti a un obiettivo, sempre ammesso che lo sia. Facciamo così, sto di profilo, guardo la finestra: vedete le nuvole, come il vento le muove? E la voce è questa, bassa: non è quella della verità tonante o dell’anatema, avete sbagliato eremita. Mi dispiace.

Va bene, iniziamo. Padre Libero, perché questa scelta di isolamento dal mondo? Non è una resa?

La nostra minuta comunità è lontana dal mondo, ma non indifferente. Non si tratta di una resa. Mi confessava in questi giorni un visitatore: padre, è sempre più difficile, aumenta tutto nella vita, fuorché la vita stessa, se non per gli anni, che non è nemmeno poco. Però aumentano la benzina, gli alimentari, ora anche l’affitto da rinnovare. Sono stanco, padre, non mi fa più voglia di contrastare le cose. Controllare le cifre, i cavilli, gli articoli del diavolo, scritti in fondo e così minuti che non riesco più a leggerli. Alla fine non ne ho voglia e nemmeno ci provo. Grazie a Dio, inch’Allah, sarà quel che sarà, quel che Dio vorrà. Anche se non ci credo, approfitterò delle preghiere degli altri. E se va, va, se no mi arrendo, senza colpo ferire.

Ecco, noi credenti, noi monaci non approfittiamo delle preghiere degli altri, però le rendiamo loro disponibili. E anche se siamo più digiunatori, a nostro modo dietisti, e andiamo a piedi, a nostro modo sportivi, sappiamo il prezzo del pane e del companatico, siamo al corrente del rincaro della benzina e degli scenari di guerra che determinano tutto ciò. E a questo, senza troppe novenie, indirizziamo pensieri e preghiere, a beneficio degli altri. Perché questo beneficio spirituale contrasti una possibile resa solitaria e non la faccia sentire invincibile.

Insomma siete una specie di banca delle preghiere per i credenti?

In qualche modo sì, sperando che fruttino. E a volte mi chiedo se Dio abbia più bisogno di credenti o di volontari. Di persone che credono in lui e basta o di persone, credenti o meno, che attuino il suo insegnamento o lo rispettino.

Non vi sentite un po’ come il centro di gravità permanente che cantava Battiato?

Perché no? Battiato, pace alla sua anima, esprimeva il bisogno di un equilibrio intimo e profondo, capace di resistere alle mode, alle ideologie e al vuoto della cultura di massa. Riprendeva il pensiero di Georges Ivanovič Gurdjieff, il mistico sufista islamico, di origine greco armena, nato ai tempi dell’impero russo. La sua filosofia teorizzava proprio la ricerca di un centro di gravità permanente per superare il sonno dell’uomo, che lo riduce a un automa, e la frammentazione dell’io, che lo priva dell’unità interiore, operando il risveglio, il passaggio a un livello superiore di coscienza, per osservare sé stessi e trovare stabilità. La quarta via: dopo quelle del fachiro per il corpo, del monaco per la fede e dello yogi per la conoscenza. L’uso equilibrato di queste tre vie, formando l’anima umana, ne genera la quarta. Difficile, ma evocativa. Come la terza via tra economia di Stato e economia di mercato -capitalismo e comunismo?- di cui parlava Enrico Berlinguer. E che in fondo, prima ancora, aveva profetizzato Leone XIII con la “Rerum Novarum”: una via di mezzo tra il liberismo e il socialismo. Noi non siamo capaci di comprendere appieno le cose e ciò che non comprendiamo non ci pare reale, né realizzabile. Diceva Papa Francesco, non siamo in un’epoca di cambiamento, ma in un cambiamento d’epoca. Non lo sappiamo, è difficile per noi, immersi in medias res, ma tutti sentiamo che gli esseri umani e il mondo hanno bisogno di ispirazioni e di nuove vie.

Padre, la domanda delle cento pistole: cosa ne pensa dell’Enciclica “Magnifica Humanitas”?

Come delle cento pistole? È una grande Enciclica, che giunge ad hoc. Segue il messaggio di Papa Francesco del 2024, “Intelligenza Artificiale e Pace” e altri suoi interventi. Dopo la “Rerum Novarum” che nel 1891 varò la dottrina sociale della Chiesa al tempo della rivoluzione industriale, oggi, nel nuovo millennio, Leone XIV affronta il tema della rivoluzione digitale. Sembra un segno. Efficace è l’introduzione della “Magnifica Humanitas”: il paragone tra gli episodi biblici della costruzione della Torre di Babele e della riedificazione delle mura di Gerusalemme. Il primo, esempio di potenza e sfida, il secondo, di chiamata alla difesa e tutela del bene comune. La torre è una metafora: se gli uomini, dopo e nonostante il diluvio, avessero edificato villette a schiera per tutta la pianura, come affermazione di potere sul creato, non sarebbe stato tanto meglio. Se non per il divino, di certo per l’urbanistica. Dio differenzia e confonde i linguaggi degli uomini, così che non si intendano più, e punisce in questo modo la loro tracotanza -l’hybris, per dirla con gli antichi greci- impedendo la realizzazione della città e della torre. Punisce con la nemesis -sempre i greci- quell’ardire umano e costringe in fondo gli uomini ad una prova di maggiore ardimento: disperdersi per tutta la Terra. Non chiudersi e arroccarsi dentro una città di bitume e mattoni -inventati e cotti al fuoco a futura gloria dei mattonai della Rotta- con una torre che tocchi il cielo, una sola lingua e un sol nome. Spargersi invece, nomadi per il mondo, crescere, moltiplicarsi, dare luogo all’umanità diffusa. Mi piace leggere quel passo anche così, non solo dal punto di vista di una sottintesa idolatria.

Tra l’altro quel verso della Bibbia mi riconcilia con altri del Vecchio Testamento perché dà all’azione di Dio e degli uomini un significato più chiaro. Confesso che mi trovo spesso disorientato nelle interpretazioni dei testi biblici. Il frutto proibito dell’albero della vita, della conoscenza del bene e del male nell’Eden e la proibizione di coglierlo, mi ha sempre provocato sconforto. Quasi come il sacrificio di Abramo e Isacco, la cieca obbedienza a dimostrazione estrema della fede. Perché il Dio dell’infinito sapere, che ci ha fatto dalla mota e da una costola trapiantata, comunque a sua immagine e somiglianza, dovrebbe impedire che noi lo seguiamo lungo il cammino della conoscenza? La risposta è perché non si deve conoscere il male e c’è differenza tra saggezza e conoscenza? Possibile, ma non così convincente. E perché il Dio dell’infinito amore chiede ad Abramo il sacrificio del figlio? Istigandolo al delitto, salvo poi mandare l’Angelo a fermare in extremis la sua mano e contentarsi di un capro espiatorio? Come si concilia tutto ciò? È il sancire la fine dei sacrifici umani pagani? Mah! E noi, siamo sottomessi o dotati di libero arbitrio? Nell’Islam ancora si celebra il rito del sacrificio di Abramo e Ismaele, non Isacco, ogni anno sgozzando un capretto. Noi non lo facciamo. Pur se l’agnellino di Zeri -povero!- specie dopo il digiuno, è una vera prelibatezza. E che Dio, gli animalisti e i vegetariani perdonino quest’empio!

Insomma l’uomo è quel che può essere, e anche peggio, ma anche il Dio del Vecchio Testamento era una divinità suscettibile, vendicativa, assoluta. Da incutere timore. Non simpaticissimo per me. A noi cristiani ci ha salvato il Nuovo Testamento, il Vangelo, il sacrificio e la resurrezione di Cristo, figlio di Dio, fatto uomo attraverso Maria. L’amore. E la secolarizzazione della Chiesa, che ne ha fatte tante, e anche peggio, ma alla fine ha storicizzato la Bibbia e la lezione divina. Ciò che non è avvenuto per le altre fedi. Comunque sono dubbi questi che forse non dovrebbe avere e certo non può risolvere questo povero prete, ma penso che Dio non ci dica che la conoscenza è peccato, sembra dirci piuttosto che anche la coscienza del limite è conoscenza. È l’uso che si fa della conoscenza e del futuro che può essere peccato. E noi dobbiamo obbedienza alla legge morale: l’algoretica, non solo l’algoritmo, come diceva Papa Francesco. La robotica e l’AI lavorano, ad esempio, per dare agli amputati nuove possibilità manuali o deambulatorie e questo non rappresenta l’usurpata presunzione del miracolo, ma l’amore caritatevole per il prossimo sofferente. Noi non dobbiamo essere e non saremo i neo millenaristi catastrofisti del nuovo millennio! Diciamo però che l’intelligenza artificiale può diventare, e sta diventando, uno strumento sregolato, illimitato, in mano a pochi che la usano per il profitto e il potere e non per il sociale, utilizzando gli esseri umani come cavie, ignare o consapevoli che siano. E questo è terribile e lesivo per la nostra magnifica umanità, che è opera di Dio, che “fa nuove tutte le cose”.

Ultima domanda: quale punto la preoccupa di più tra quelli segnalati come allarmanti dell’Enciclica?

Ultima risposta. Il capitolo quarto: la verità. Senza scomodare i massimi sistemi, verità nel senso del vero e dell’autenticità. Fra non molto non sapremo più cosa è autentico e cosa è artefatto. Cosa è dell’uomo e cosa no. La verità già di per sé e un concetto difficile. Scomodo. Atteniamoci solo ai fatti, dice qualcuno. Ma anche i fatti dipendono da noi. Pensiamo a “Così è (se vi pare)” di Pirandello, a “Rashomon” di Kurosawa, o al recente “Dunkirk” di Nolan: i fatti visti da diversi punti di vista che sono sempre e solo la vista di un punto o da un punto. Il reale è già difficile a conoscersi in maniera vasta e univoca. Poi molte delle cose che crediamo siano autentiche, in realtà non lo sono. La frase “Ci sarà pure un giudice a Berlino”, attribuita a Brecht, è un detto popolare tedesco. “Il mio sacro poco” non è di Pasolini, ma di un’insegnante e poetessa italiana. L’evocativo “Panta Rei” non figura in nessun frammento di Eraclito, ma lo riporta Platone, a proposito del pensiero di Eraclito, nel Dialogo “Cratilo”. Il folgorante “Vedi vidi vici” non è di Cesare, nel “De Bello Gallico”, ma è una frase riferita da Plutarco e Svetonio con cui Cesare avrebbe annunciato la vittoria fulminea contro Farnace II re del Ponto nella battaglia di Zela, l’odierna Turchia. Eccetera. C’è una ragione per questo: ho sentito una lezione di Canfora che diceva che la storia raccoglie i pensieri, le scuole, le frasi che riguardano personaggi e autori, e appropriandosene, con criterio li attribuisce a loro. È normale, e non è questo lo scenario preoccupante. Preoccupante è il fatto che oggi letteratura, musica e quant’altro, prodotti scientemente per mezzo dell’Intelligenza Artificiale, possono essere spacciati come opera dell’uomo. E noi non sapremo distinguerli. Siamo già al romantico, inclusivo “Blade Runner” e al suo sequel: sei uomo o macchina? E che differenza fa? Certo, sempre meglio degli apocalittici “Terminator” con gli androidi che ci combattono. Ma i principi della robotica di Asimov, che tutelavano l’uomo dalle sue creature, impedendo loro di nuocerci, che fine hanno fatto?

Le conseguenze di tutto questo sono incalcolabili al momento. Quelle più evidenti le possiamo contrastare: per le fake news che possono condizionare il giudizio dei cittadini, al di là dell’efficacia, ci sono campagne in corso. Attenzione! Le opere dell’Intelligenza Artificiale possono essere bellissime, se ne parla già, l’importante è che vi sia trasparenza e possibilità di verifica per le opere umane. Così ci saranno biblioteche, festival musicali e cinematografici, premi letterari, traduzioni di opere, prodotti dall’AI. Per la fotografia digitale è così da tanto. Anche la televisione probabilmente si adeguerà. Nel calcolo scientifico le macchine, da tempo ci battono. Che succede, però? Succede che avremo soluzioni scientifiche che non sapremo decifrare, che non sapremo più fare calcoli, né scrivere a mano. A me capitano già entrambe le cose, scontando che non sono un genio. Ma Alessio Figalli e altri medagliati Fields per la matematica, che geni sono, hanno firmato un appello contro l'impatto negativo dei sistemi di AI generativa sulla futura generazione di matematici. Succede che nella guerra ibrida permanente l’Intelligenza Artificiale attaccherà i sistemi informatici di un Paese, bloccando servizi essenziali e si alzeranno in volo droni militari. Non portano soldati, ma saranno in grado di uccidere o di colpire obiettivi da soli: tu premi solo un bottone, vedi un bagliore e tutto si spegne in un amen. Non senti le urla, l’odore ferroso del sangue, il puzzo della carne che brucia, non vedi donne, vecchi, bambini, civili che muoiono. Alla fine l’algoritmo innescato che ci condiziona, alleggerisce la nostra responsabilità: non siamo stati noi, sua la scelta, sua la colpa. E tutti che invocano la pace, il Papa su tutti loro. Ma dalla tua parte, oltre lo Stato, c’è un’autorità religiosa che dice che Dio è con te ed è giusta la guerra e dall’altra le stesse identiche cose. Anche il relativismo religioso esiste e non è fra i migliori. L’idolatria oggi è il culto della guerra continua, del profitto sregolato e del potere assoluto.

E chi invade continua ad invadere. E chi è invaso ad essere invaso. E il terrorismo resta terrore. L’aggressore si confonde con l’aggredito. E in fondo qual è la tua colpa, la tua responsabilità? La coscienza un po’ ti rimorde, ma presto si placa, si ottunde. È questa la cosa più difficile da estirpare perché entra e resta dentro di noi. Già l’intelligenza umana è molto sopravvalutata, figuriamoci l’artificiale! Se l’uomo cessa di produrre sapere, cultura, solidarietà, perde la sua coscienza e la sua umanità. Si possono e si devono chiedere regole per l’uso dell’AI, criteri morali, partecipazione e controllo pubblico, leggi per impedire i monopòli, contratti sindacali per l’occupazione. Ammesso che sia possibile e se non è possibile, chiedere e chiedere ancora. Più difficile sarà contrastare l’arrendevolezza, consapevole o meno, delle persone che utilizzano l’Intelligenza Artificiale per la loro convenienza, utilità e consuetudine. Dobbiamo armonizzare il progresso con l’umanità e l’umanità col progresso. O non saremo sottomessi alle macchine, saremo peggiori di esse. E non dirò “e così sia”.

L’intervista è finita, Padre Libero ci congeda bruscamente con un sorriso che, in fede al suo nome, sembra liberatorio, ma invece è soltanto triste e gentile. Grazie, smontate, per favore, è l’ora della preghiera. Domani è domenica e allora buona domenica e buona fortuna. Dio sia con voi.

Marco Celati

Pontedera, 4 Ottobre 2026

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“Centro di gravità permanente”, Franco Battiato

https://youtu.be/ftf4VCvwyVA?si=gflg4r1YOc9Oxb3O

Marco Celati

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