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martedì 04 ottobre 2022

VIGNAIOLI E VINI — il Blog di Nadio Stronchi

Nadio Stronchi

Nadio Stronchi, autore di “Vignaioli e vini della Val di Cornia e Isola d’Elba”, è un appassionato cultore di vini e, più in generale, di mondo agricolo. Bibliofilo e instancabile ricercatore è stato promotore di attività enoiche dentro la storia locale Val di Cornia, Toscana

​Un vino, due “strade”

di Nadio Stronchi - mercoledì 17 agosto 2022 ore 09:00

La prima è quando si abbina un ottimo vino ai cibi che stiamo per mangiare; se l’abbinamento è giusto questi due elementi che vengono consumati da moltissima gente, si esalteranno a vicenda e vi daranno delle emozioni collegandoli alla cultura enogastronomica del momento. A quale livello? Non importa quale, importante e alzarsi dal tavolo con un arricchimento culturale grazie anche a chi prima di noi ha sviluppato concetti e regole più vicine alla verità; Non assoluta.

Nel mezzo c’è il “mito enofobo”. Si perde nella notte dei tempi; Dopo aver scoperto per caso gli effetti esilaranti dell’alcool ottenuto dalla fermentazione di frutti o di vegetali in genere, capi tribù e stregoni di ogni genere furono i soli manipolatori; Con il tempo il consumo si è sempre più allargato anche ai bisogni più interiori dei popoli mettendo a rischio la quiete ufficiale del potere costituito. Ecco la nascita dell’enofobia in riguardo al vino. Anche oggi vive sempre nei corridoi delle istituzioni che provano e riprovano per mettere alla gogna il vino e i distillati in genere. Salutisti e ambientalisti fanno a turno a proporre abolizioni di queste due bevande della notte dei tempi, ma perdono di vista altri alimenti nocivi, molto più nocivi, non rendendosi conto che il modo di alimentarsi cambierà in meglio nel futuro non tanto vicino attraverso la scienza e la tecnologia.

L’altra strada odierna è quella di sedersi a un tavolo con amici e bere del vino bianco, rosato o rosso , ma non solo un bicchiere, magari uno in più e vi sentirete subito disinibiti quel tanto da non essere invasivi, ma da entrare in una dimensione libera che non sia quella ufficiale dei concorsi, dei giornali specializzati e di regole enfatizzate, ma una dimensione “anarchica”. Utopistica? Forse, ma possibile. Lo spirito si aprirà non solo per il vino bevuto, ma anche verso chi l’ha creato; cioè il soggetto che più di altri merita attenzioni. Informarsi per andare nel luogo e parlare con il creatore.

Così potete fare con il Merlot della Maremma Toscana IGT, in località La Cura, sulla strada che da Follonica va a Massa Marittima.

Mi ha dato le seguenti sensazioni. Colore: rosso rubino carico. Profumo: fitto, persistente con sentori di frutti neri maturi in cui prevale il lampone, la prugna e liquirizia. Gusto: caldo, ampio, avvolgente con una sensazione finale lunga.

Nadio Stronchi

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