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martedì 05 dicembre 2023

INCONTRI D'ARTE — il Blog di Riccardo Ferrucci

Riccardo Ferrucci

Riccardo Ferrucci è nato Pontedera e vive a Calcinaia. Giornalista e critico ha pubblicato numerosi volumi sul cinema e sull’arte. Tra le sue pubblicazioni “Paolo e Vittorio Taviani , la poesia del Paesaggio”, editore Gremese. Ha diretto la rivista letteraria Ghibli ed ha collaborato con importanti istituzioni pubbliche. Attualmente è funzionario della Regione Toscana.

“L’isola che non c’è”: la mostra di Linardi

di Riccardo Ferrucci - mercoledì 20 settembre 2023 ore 17:11

Giuseppe Linardi
Giuseppe Linardi

Si apre venerdì 22 settembre e può essere visitata fino al 15 ottobre a Palazzo Guinigi a Lucca la mostra di Giuseppe LinardiL’isola che non c’è”, che si collega alla nuova edizione del Lucca Film Festival, promossa tra gli altri da Casa d’Arte San Lorenzo, Lucca Film Festival, Comune di Lucca e Regione Toscana. Una mostra che unisce l’arte e il cinema e affronta il tema centrale del cambiamento climatico e le paure ambientali per il nostro futuro. Giuseppe Linardi è uno degli artisti contemporanei più affascinanti e misteriosi, con una pittura che vive di costruzioni elaborate, decodificazioni, illuminazioni, sorprese. Una ricerca continua di verità, un viaggio nello spazio e nel tempo, chetrova nel cinema una rispondenza profonda per dare vita alle sue opere che hannonell’ambiente e nel rispetto della natura uno scenario privilegiato. Il cinema diventa l’elemento scatenante per creare delle visioni ricche di fascino e interrogativi inquietanti, nel silenzio magico della creazione come suggerisce David Linch.

Come ricorda il critico Alessandro Romanini: “Il Lucca Film Festival riesce ad inanellare un altro capitolo relativo alle relazioni fra cinema e pittura, grazie al brillante e articolato contributo pittorico fornito da Giuseppe Linardi. Come già dimostrato nei precedenti episodi inaugurati con la mostra di David Lynch (Dipinti, fotografie, litografie e video sperimentali) nel 2012, e seguiti da molti altri personaggi – tra cui David Cronenberg, Marco Bellocchio, l’universo felliniano ecc. - la volontà del festival è quella di individuare personalità creative in grado di far dialogare i due universi espressi in maniera pertinente rispetto a un paradigma di possibilità linguistiche messe in campo dalle potenzialità espressive delle due discipline .”

Giuseppe Linardi è nato a Buenos Aires 1971, giovanissimo si è trasferito a Follonica dove vive e lavora. Si è diplomato all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Il suo percorso artistico è incentrato su due diversi periodi, la prima fase seguita da una pittura iperrealista che, pur mantenendo la pittura al centro delle sue ricerche, sviluppa altri mezzi: la scultura e l’installazione. Negli ultimi anni, l’artista, nella piena convinzione che ogni idea debba essere sviluppata attraverso mezzi appropriati, realizza vari progetti, essendo volutamente al confine tra astrazione e figurazione

Confessa l’artista: “L’emergenza ambientale è diventata talmente incombente e importante, che pure il cinema ha cominciato ad occuparsene in maniera intensiva, coinvolgendo anche grandi attori e registi di fama mondiale. Ho cominciato a occuparmi di questo tema circa 15 anni fa in tempi non sospetti. Ora, purtroppo non si parla d’altro, il tema è diventato talmente importante che si è creato in noi una sorta di senso di colpa se non ne parliamo. È venuto naturale parlare ancora di ambiente, anche perché mi torna facile trovare dei punti di contatto tra la mia pittura decodificata e tutta una serie di lungometraggi e cortometraggi sull’argomento.”

Nelle opere che Linardi presenta nella sua partitura cinematografica si incontrano film misteriosi e visioni enigmatiche, da Rapa Nui a Siccità, dove la bellezza del paesaggio si accompagna ad una struggente poesia sulla crisi o la dissoluzione della natura, su un mondo che precipita nel disordine in luoghi distrutti dall’incedere dell’uomo e della civiltà. Nel film di Paolo Virzi Siccità l’armonia e l’eternità di Roma vengono associate ad un mondo confuso che perde sempre di più la sua identità, con l’acqua che diventa un nuovo elemento di potere. Nel film di Kevin Reynolds Rapa Nui le grandi sculture in pietra Moai si ergono come simboli eterni di bellezza a Rapa Nui (dopo la colonizzazione chiamata Isola di Pasqua) che viene attraversata da guerre e scontri tra le diverse tribù. Modo originale per avvertire il confronto impari tra la bellezza della natura e il disorientamento totale degli uomini.

Il dipinto L’isola che non c’è, titolo della mostra, procede nella direzione di costruire un sogno ad occhi aperti, un approdo nel regno dell’invenzione e della fantasia, un mondo che, con l’innalzamento degli oceani, porterà alla sparizione di intere isole e con nazioni che saranno sommerse dall’acqua. Una visione di paura che si apre sul nostro futuro. Nel quadro le immagini, in celeste e azzurro, provocano un intenso impatto emotivo, uno sguardo che si perde nell’infinito e trascende la realtà. Non vediamo l’isola, ma avvertiamo la dinamicità di un segno che supera i confini ordinari e diventa straordinario cammino oltre i confini della conoscenza, per continuare a credere in una possibile rinascita, nel mito di un eterno ritorno.

Il viaggio nel paesaggio e nel cinema del pittore toscano diventa uno strumento complesso per raccontare, con nostalgia, la bellezza di un mondo che perde i suoi elementi fondanti e resta, con le sue glaciali apparizioni, un luogo perduto. Si alternano nei suoi dipinti due registri: lo sguardo felice della natura e un senso di vuoto e perdita che traspare da molti degli elementi raffigurati.

Le opere di Linardi sembrano nascere dallo schermo di un computer, colori e costruzioni elaborate elettronicamente, di una totale e sconvolgente modernità; originali mosaici dove annotare i propri sogni, i fragili sentimenti, gli eventi straordinari che provengono dal mondo della memoria e dei ricordi. Il cinema diventa un repertorio infinito di storie che assumono significati diversi, complici di un viaggio profondo alla ricerca di verità. Linardi propone una linea poetica cercando nel cinema altre rispondenze per raffigurare l’ambiente nella sua bellezza, ma, contemporaneamente, scoprendo la tragicità di un mondo che contamina spazi e luoghi seguendo non la via del rispetto, ma le ragioni economiche e del profitto, provocando un corto circuito che l’artista avverte con rara sensibilità.

Due importanti serie di documentari, Sulle strade dei ghiacciai e Chasing ice, danno vita ad un ciclo di dipinti emozionali dedicati al paesaggio, alle montagne e ai ghiacciai; con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla necessità di salvaguardare le risorse naturali per la tutela delle generazioni future. Attraverso un ciclo organico di opere, di una assoluta e rara liricità, Linardi cerca di ricostruire il fascino e la bellezza della montagna e, insieme, lanciare un grido di allarme per un mondo che cambia e un clima in delicato equilibrio che si sta distruggendo.

La sua modernità risiede in questa costante mutazione, in uno sguardo che supera la realtà per costruire un universo simbolico e ricco di stupefacenti soprese: una continuità profondamente discontinua che permette all’artista di rinnovare il proprio linguaggio, restando fedele alla sua ricerca e cercando, però, di avere sempre nuovi orizzonti e traguardi da raggiungere.

Un viaggio al termine della notte e della crisi ambientale compiuto da Linardi, attraverso le infinite sollecitazioni del cinema, che diventa un punto di fuga verso altre realtà, un desiderio di rinascita e costruzione di un altro mondo possibile, tentativo estremo di ricongiungersi alla natura, tramite la bellezza struggente del bianco dei ghiacciai o nel colore intenso delle chiese di Roma.

Linardi ha scelto pellicole di grande forza emotiva ed evidente impatto sociale che gli permettono di delineare un proprio universo pittorico ricco di bellezza, ma attraversato, continuamente, da un disagio esistenziale profondo che diventa paura del futuro, grido di allarme per una società distratta e regolata dal potere. Una sinfonia sulla natura e, come ricorda Vincent Van Gogh, “non so nulla con certezza, ma la vista delle stelle mi fa sognare” e anche Linardi non si stanca di sperare, opporsi al potere con i fragilistrumenti dell’arte, le sue precise costruzioni, la magia misteriosa delle mirabili invenzioni sceniche, le sue illuminanti decodificazioni. La mostra di Linardi è di grande attualità e forza poetica, visitare dal vivo l’esposizione, nei suggestivi spazi di Palazzo Guinigi a Lucca, è un’occasione per compiere un viaggio ravvicinato nell’ intenso e originale mondo lirico di questo mirabile autore toscano. 

Riccardo Ferrucci

Articoli dal Blog “Incontri d'arte” di Riccardo Ferrucci