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Attualità domenica 16 maggio 2021 ore 14:10

Una targa per Ungaretti lucchese due volte

La collocazione della targa
La collocazione della targa

Sindaco, assessori e studiosi hanno apposto la targa di Corte Ungaretti in una delle dimore abitate dalla famiglia del poeta, a San Concordio



LUCCA — Quando il 15 maggio del 1958 il Consiglio comunale di Lucca conferì la cittadinanza onoraria a Giuseppe Ungaretti, il poeta esclamò che si sentiva “lucchese due volte”. Per le leggi dell'epoca infatti, anche se nato ad Alessandria d'Egitto, essendo figlio di genitori lucchesi l'atto di nascita fu registrato a Lucca. Il legame anagrafico ed affettivo fra Lucca e il poeta fu profondo, rimarcato nella durezza del fronte durante la Prima guerra mondiale proprio con i famosi versi: “Questo è il Serchio / al quale hanno attinto / duemil’anni forse / di gente mia campagnola / e mio padre e mia madre”.

Il padre Antonio e il nonno Giuseppe e altri discendenti della famiglia abitarono alcune case lungo il canale Piscilla a San Concordio dove ieri è stata collocata una targa che ricorda il luogo di Corte Ungaretti alla presenza del sindaco Alessandro Tambellini, dell'assessora alla continuità della memoria storica Ilaria Vietina, dell'assessore alla cultura Stefano Ragghianti, degli studiosi Ave Marchi, Paolo Buchignani, Alessandro Luigi Paroli e di alcuni discendenti del poeta.

L'iniziativa prosegue l'impegno dell'amministrazione per il ricordo di uno dei più grandi scrittori del Novecento, conosciuto e tradotto in tutto il mondo. Nell'ambito delle iniziative per il centenario dalla fine della Prima guerra mondiale, nel novembre del 2018, nella sala del consiglio comunale a Palazzo Santini fu organizzata una commemorazione incontro sulla dedicata proprio a Ungaretti.

La targa permetterà ai lucchesi e ai visitatori di individuare l'abitazione a cui il poeta si richiamava quando parlava del suo legame con la città di Lucca. Ma nell'occasione il Comune di Lucca ha voluto sostenere la divulgazione e la memoria pubblicando un volume curato da Ave Marchi con i contributi di Alessandro Luigi Paroli e Paolo Buchignani che approfondiscono l'origine della famiglia Ungaretti, i soggiorni del poeta a Lucca, il rapporto del poeta con la cultura della sua epoca, l'interventismo e il fascismo.

“Ungaretti è uno sei simboli della cultura italiana del Novecento, della durezza della guerra e dell'emigrazione, della difficile storia affrontata dal nostro paese nel secolo passato – affermano le autorità cittadine – e riportare un personaggio della cultura internazionale alle sue origini familiari e alla sua dimensione intima con la terra di origine significa rinnovare un legame”.


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