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Attualità venerdì 19 febbraio 2021 ore 18:53

Marie Curie studia all'Imt e si chiama Giada

Giada Lettieri
Giada Lettieri

Il progetto della ricercatrice Lettieri ha vinto una borsa di studio intitolata alla scienziata Premio Nobel per indagare le emozioni in chi non vede



LUCCA — Giada Lettieri, 29 anni, ricercatrice in Neuroscienze della Scuola Imt Alti Studi Lucca ha vinto una delle prestigiose borse di ricerca individuali intitolate a Marie-Sklodowska Curie, la prima donna due volte Premio Nobel. L'Individual Fellowship della durata di 24 mesi, spiega una nota, la porterà in Belgio, all'Università Catholique de Louvain, con un assegno complessivo di 166mila euro che, nei due anni, servirà a coprirne stipendio e spese di ricerca. 

A Louvain, la ricercatrice del MoMiLab (Molecular Mind Laboratory) della Scuola - che fin dalla sua fondazione si occupa nello specifico di questa originale linea di ricerca - andrà a studiare la rappresentazione delle emozioni in soggetti non vedenti, esplorando come queste persone le descrivono, dove le percepiscono e come sono rappresentate nel cervello: Leas, Looking for Emotions in the Absence of Sight, è il titolo del progetto di ricerca presentato nel settore Social Sciences and Humanitiese che sarà supervisionato dal professor Olivier Collignon. 

Il programma Marie Curie seleziona e finanzia i talenti più promettenti offrendo l'opportunità di condurre un proprio progetto scientifico spostandosi tra istituzioni e paesi. Nel 2020 sono state circa 12.000 le domande presentate da ogni parte del mondo, un record assoluto di richieste per un totale di 328 milioni di euro di borse assegnate - 1.600 circa in Europa - che andranno a sostenere la mobilità dei ricercatori in tutte le aree scientifiche. 

"Sono onorata che il mio progetto sia stato selezionato tra così tante e così valide proposte provenienti da tutta Europa. Grazie a questo finanziamento avrò l'opportunità di lavorare in una delle più prestigiose Università europee", ha detto Giada Lettieri aggiungendo che è "meglio però non parlare di 'fuga di cervelli' poiché fare ricerca significa anche dinamicità e contaminazione culturale e scientifica". 

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