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Spettacoli giovedì 11 marzo 2021 ore 12:45

Astor Piazzolla e le sue radici a Massa Sassorosso

Il grande compositore argentino che rivoluzionò il tango aveva i nonni in Garfagnana. Oggi nel centenario della nascita presentato un film con inediti



VILLA COLLEMANDINA — I nonni materni del musicista di fama mondiale, erano nati a Massa Sassorosso, in provincia di Lucca. Lo scoprì la pittrice argentina Ofelia Lachner che nel 2012 riuscì a rintracciare nella chiesa di San Michele Arcangelo della piccola frazione del comune di Villa Collemandina i documenti di Cecilia Bertolami e Luigi Manetti, nonni materni di Astor Piazzola.

Oggi, in concomitanza con il centenario dalla nascita del grande compositore argentino, viene presentato il documentario Piazzolla, la rivoluzione del tango scritto e diretto da Daniel Rosenfeld, con la distribuzione di EXIT Media. Il film franco-argentino, visto all’ultima edizione del Festival del cinema Spagnolo e Latinoamericano e già campione di incassi in patria, esce in Italia e in Francia alla riapertura delle sale, nell’anno in cui si celebrano i cento anni dalla nascita del grande genio.

Per la prima volta sono stati resi accessibili gli inediti archivi del bandonéonista: fotografie, nastri vocali e riprese in super8 che raccontano la vita di Piazzolla dall’infanzia a Manhattan, agli esordi musicali al fianco di alcuni dei più grandi compositori musicali dell’epoca tra cui ricordiamo i grandissimi Carlos Gardel e Anìbal Troilo, dal rientro a Buenos Aires alla rivoluzione degli anni Settanta con Libertango. L’album del 1974, fa da spartiacque nella storia del Tango, utilizzando dissonanze ed elementi musicali innovativi tra cui strumenti sconosciuti al tango: l'organo Hammond, il flauto, la marimba, il basso elettrico, la batteria, le percussioni, la chitarra elettrica e incorporando le sonorità jazz al tango della tradizione argentina. 

I suoi genitori si erano trasferiti nel 1929 a New York per sfuggire alla povertà e lì rimasero fino al 1937 per poi tornare definitivamente in Argentina. E’ nell’East Village, che il piccolo Astor, già studioso del pianoforte e del bandonéon, cominciò ad assorbire le tonalità e le atmosfere jazz che condizioneranno profondamente la sua produzione artistica costituendone probabilmente, le vere radici. 

L’unico contatto col tango furono i dischi di Julio de Caro che il padre aveva portato con sé dall’Argentina. Fu il fato a giocare la sua carta vincente quando fece incontrare Carlos Gardel, a New York per girare un film e il tredicenne Astor mentre suonava per la strada. Da lì la partecipazione come comparsa al film del più grande mito argentino “El día que me quieras” e l’inizio dello studio e del lavoro nel mondo delle orchestre del tango con il ritorno in Argentina e poi a Parigi dove ebbe inizio la sua evoluzione musicale fino al 1960, anno in cui Piazzolla maturò dentro di sé la svolta artistica, convinto che il tango fosse più un genere da ascolto. Tornò così a Buenos Aires dove formò un quintetto e cominciò il lungo periodo fatto di tournée in tutto il Sud America e negli States, incidendo sempre nuovi dischi.

Il raffinato estro artistico di Piazzolla è riconosciuto all’unanimità in tutto il mondo – nonostante le critiche di qualche purista del tango che continua a definirlo “el asesino del Tango”, letteralmente: l'assassino del tango. “El Gran Astor” si è spento nel 1992 a Buenos Aires dopo decenni di grandi successi mondiali, in cui ha scritto oltre 3.000 brani e ne ha registrati circa 500.

Il film documentario racconta la vita di Piazzolla, gettando uno sguardo intimo anche sugli aspetti più privati e nascosti dell’artista, dal rapporto con la famiglia fino alla passione per la caccia agli squali a cui dobbiamo uno dei componimenti più celebri "Escualo". Un viaggio musicale oltre che un film, il cui ritmo è scandito dalla musica di Piazzolla in un montaggio alternato e in cui i materiali di repertorio impreziosiscono l’incedere narrativo.

Il regista racconta di come sia stata una domanda postagli da Daniel Piazzolla, il figlio di Astor, a fare da motore per il Ciak! Azione! “Come mai nessuno ha realizzato un documentario di qualità su mio padre?”. La domanda spontanea ha innescato tutto: “Ma non volevo fare semplicemente ‘un film sulla vita o la musica di Piazzolla’, anche perché credo sia impossibile condensare in 90 minuti tutta la sua vita e la sua musica. Piuttosto, mi sono voluto concentrare sui principali eventi biografici e musicali. Ma non in modo ‘anonimo’, con uno sguardo esterno. Ho cercato di creare una narrazione ‘sensoriale’, capace di offrire allo spettatore un'esperienza evocativa, grazie anche all’accesso ad uno straordinario materiale inedito, come la voce di Astor Piazzolla che racconta i suoi ricordi e le sue avventure, registrata da sua figlia Diana” continua il regista Daniel Rosenfeld. "E’ stato il figlio di Astor che ha dato accesso all’intimità creativa di suo padre, un uomo che inseguiva un sogno, che combatteva contro la critica per affermare quello che pensava. Ma non è forse questa l’avanguardia? Piazzolla ripeteva spesso: “non importa quello che ho fatto ieri, ciò che conta è quello che farò domani”.

E ai puristi del tango non rimane che darsi pace, consolandosi pensando che probabilmente Piazzolla aveva nel cuore più il jazz del tango, identificato con la musica triste che faceva piangere il suo “Nonino”, come si legge in una sua intervista. Gli anni dell’infanzia, adolescenza, sono determinanti e Astor crebbe a New York, seppure le sue origini porteñas lo guidarono e lo influenzarono per tutta la vita perché volente o nolente era il tango che gli scorreva nelle vene.

“La mia musica è triste perché il tango è triste. Il tango ha radici tristi e drammatiche, a volte sensuali, conserva un po’ tutto… anche radici religiose. Il tango è triste e drammatico ma mai pessimista” (Astor Piazzolla)

Elisa Cosci
© Riproduzione riservata

Daniel Rosenfeld - Piazzolla | CinemaSpagna #13
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