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lunedì 17 dicembre 2018

PENSIERI DELLA DOMENICA — il Blog di Libero Venturi

Libero Venturi

Libero Venturi è un pensionato del pubblico impiego, con trascorsi istituzionali, che non ha trovato niente di meglio che mettersi a scrivere anche lui, infoltendo la fitta schiera degli scrittori -o sedicenti tali- a scapito di quella, sparuta, dei lettori. Toscano, valderopiteco e pontederese, cerca in qualche modo, anche se inutilmente, di ingannare il cazzo di tempo che sembra non passare mai, ma alla fine manca, nonché la vita, gli altri e, in fondo, anche se stesso.

DIZIONARIO MINIMO: Sanremo

di Libero Venturi - domenica 18 febbraio 2018 ore 08:00

Sabato scorso si è concluso Sanremo 2018. La 68ª edizione del Festival della Canzone Italiana, condotta magistralmente dal cantautore Claudio Baglioni con la bella ed esuberante soubrette Michelle Hunziker e l’ottimo e versatile attore Pierfrancesco Favino, ha proclamato vincitori Ermal Meta e Fabrizio Moro con la canzone “Non mi avete fatto niente” di Meta, Moro, Febo. Domenica scorsa ero ancora troppo frastornato, nonché rincoglionito dagli echi del festival e mi ci è voluta una settimana di riflessione per mettere a fuoco i miei fondamentali pensieri domenicali. Ho detto “condotto magistralmente”, ma, preciso, “non impeccabilmente”, andando “in direzione ostinata e contraria”. È vero che chi è impeccabile scagli la prima pietra, che gli ascolti sono stati i più alti delle altre edizioni, che le canzoni, comprese quelle di Baglioni, direttore artistico, sono state rimesse al centro del festival che, dopotutto, sempre canoro è. È vero tutto questo, ma per me la canzone vincitrice non andava ammessa.

E non perché sia un plagio. Questo non può dirsi vero. Il fatto è che non era una canzone inedita come il regolamento del Festival pretende siano quelle da mettere in concorso. Perché è un sostanziale “remaking” di una precedente canzone intitolata “Silenzio” che ha per autore lo stesso Andrea Febo. Si può dunque parlare di autocitazione e non di plagio, però di questo si tratta.Ovviamente a mio avviso, che forse, anzi sicuramente, non gliene frega niente a nessuno. Ma tant’è. “Silenzio” fu presentata fra i 60 concorrenti, fra cui Ermal Meta, a Sanremo Giovani 2016 per la voce di Ambra Calvani e Gabriele de Pascali, fu scartata e sulla canzone cadde il silenzio. Peccato perché era bella: parlava dell’uccisione per mano mafiosa di un uomo della scorta di un servitore dello Stato, la cui moglie fieramente canta e rivendica la memoria di una vita che nel silenzio, dice il testo, vivrà sempre. La canzone è stata eseguita anche alle audizioni dell’edizione del 2017 di Musicultura, importante festival della canzone popolare e d’autore italiana. Ambra Calvani, selezionata fra i 60 artisti in corsa per le semifinali, l’ha eseguita live nel mini concerto davanti alla commissione artistica, formata da molte personalità del panorama culturale e musicale, tra cui Claudio Baglioni, che sarà stato sicuramente assente. Musicultura si svolge ogni anno a Macerata. Nientemeno! Tutto, troppo, è successo a Macerata di questi tempi. Il massacro criminale di quella povera ragazza per cui sono indagati dei pusher nigeriani. E il raid fascista e razzista di un pazzo esaltato. Cos’altro deve succedere ancora?!

Intendiamoci anche “Non mi avete fatto niente” è una bella canzone, con un arrangiamento musicale più incalzante e con un tema diverso. Scritta in ricordo dell’attentato di Manchester al concerto della popstar americana Ariana Grande, è un inno contro il terrorismo e la violenza. La somiglianza tra le due canzoni, sia per la musica che per le parole, è tuttavia impressionante. Ascoltare per credere. In rete “Silenzio” si trova ancora. Quella che ho trovato io si interrompe e bisogna riascoltare la pubblicità, che si ripropone sempre, di un noto hamburger, anche quello spesso si ripropone, selezionato da un noto chef. Tutte schifezze sane. Ma poi la canzone arriva. Parte dei testi sono molto simili. Il ritornello di “Silenzio” dice: «non mi avete tolto niente / non avete avuto niente / questa è la mia vita che va avanti oltre tutto e oltre la gente». Le parole del refrain di “Non mi avete fatto niente” sono “invece”: «non mi avete fatto niente / non mi avete fatto niente / non mi avete tolto niente / questa è la mia vita che va avanti oltre tutto, oltre la gente». E in comune hanno anche «tutto va oltre le vostre inutili guerre».

Non è in discussione la buona fede di nessuno e le operazioni di rifacimento delle proprie opere sono più che lecite nel campo dell’arte, come nel mercato. Un esempio recente in campo letterario, mi si perdoni l’accostamento, è “La rancura” del critico e scrittore Romano Luperini, romanzo significativo di un’epoca e di un passaggio generazionale. È una rivisitazione ragionata ed arricchita del suo precedente e ispirato “I salici sono piante acquatiche”. Due bei libri dello stesso autore, per non parlare de “L’uso della vita-1968”, premio Volponi 2013. “La rancura”, riporta alcuni brani, alcuni passi del precedente.

Meta e Moro avevano onestamente dichiarato in rete che la loro canzone era stata scritta con Andrea Fano, rielaborando un suo testo originale. Quindi si tratta della metamorfosi di un Meta testo. Moro nel 2014 si era esibito a Roma sul palco del Movimento 5 Stelle “schifando” Giorgio Napolitano “non come politico, ma come essere umano”, che, oltre la rozza gratuità dell’offesa personale, sarebbe stato vilipendio del Presidente della Repubblica, articolo 278 del codice penale, ma lasciamo perdere. Pensare che il testo originario non recitava “io schifo”, ma “io stimo” Giorgio Napolitano, con quel che segue. Si vede che il populismo è contagioso e peggiora anche il carattere, che sembrava già non ben predisposto di suo. Moro si è esibito anche nel concertone del Primo Maggio. Comunque una bella canzone sulla mafia l’aveva già cantata. Con “Pensa” aveva vinto nel 2007 il Festival di Sanremo nella sezione Giovani. Occorreva cambiare, “contestualizzare”. E Fano avrà legittimamente i diritti della prima come della seconda canzone. Tutto bene, sennonché così recita il regolamento di Sanremo, piaccia o non piaccia:«È considerata nuova, ai sensi e per gli effetti del presente Regolamento, la canzone che, nell’insieme della sua composizione o nella sola parte musicale o nel solo testo letterario (fatte salve per quest’ultimo eventuali iniziative editoriali debitamente autorizzate), non sia già stata pubblicata e/o fruita, anche se a scopo gratuito, da un pubblico presente o lontano, o eseguita o interpretata dal vivo alla presenza di pubblico presente o lontano». Come diceva il primo presentatore Nunzio Filogamo, “miei cari amici vicini e lontani buonasera, buonasera ovunque voi siate”.

Ma quand’è che una canzone è considerata nuova rispetto ad un’altra? Convenzioni e pronunciamenti legali dicono quando le eventuale analogie non superano il 30%. E, dopo la sospensione della canzone indagata, questa, in sintesi, è stata la nota emessa dall’ufficio legale Rai. «Sebbene i ritornelli delle due canzoni siano parzialmente sovrapponibili nella musica e nel testo, i due brani hanno stesure, durata, testi e melodie diverse. Inoltre nel brano “Non mi avete fatto niente” la somma degli stralci utilizzati non supera il minuto e tre secondi su una durata totale del brano stesso di tre minuti e ventiquattro secondi, pertanto è inferiore al terzo dell’intero brano. Le due canzoni dunque, pur presentando analogie per una frase musicale testuale, non sono la stessa canzone. La canzone “Non mi avete fatto niente” è dunque nuova e resta in gara». Così parlò Balaustra, avrebbe detto Frassica parafrasando Nietzsche e citando un libro sugli strafalcioni degli italiani.

Benissimo. Allora facciamo due conti: 3 minuti e 24 secondi fanno 204 secondi, 1 minuto e 3 secondi sono 63 secondi. Un terzo del brano, 204 diviso 3, corrisponde a 68 secondi. Essendo 68 inequivocabilmente maggiore di 63, per 5 secondi Meta e Moro si sono salvati. E pure la Rai. Una bella differenza. Abissale direi, in qualsiasi gara di velocità. Un po’ meno nelle prove di fondo.

Penso che “Non ci avete fatto niente” avrebbe funzionato ugualmente, lanciata nel mercato discografico, ma Sanremo certamente è un bel trampolino di lancio. Anzi un’indiscutibile istituzione nazionale. Di più: nazionalpopolare! Si rischia l’accusa di vilipendio e la privazione del saluto, a parlarne male. E anch’io che faccio tanto l’alternativo, magari non garantisco la presenza militante tutte le sere, ma lo ascolto nella poltrona di casa, riservata agli utenti. E poi share alle stelle, Baglioni superlativo, il primo cantante direttore, anzi dittatore artistico, ha detto qualcuno. Il povero Morandi che di professione, oltre che sbucciare piselli sui social mi pareva un bravo cantante, se lo sono già scordato. Di Conti è impallidita l’immagine, ma tanto, sempre abbronzato com’è, a lui gli fa una sega. E poi bisogna ammettere, con una punta di malcelata invidia, che Baglioni è un discretone. Degli anni sessanta gli sono rimasti anche i capelli, sia pure corti, pettinati e imbiancati. Forse la voce più bella ed acuta fra i cantautori dell’epoca e, diciamo la verità, anche il più melodico e commerciale di quella generazione. Non mi fate dire: De Andrè, De Gregori, Guccini, Fossati, Iannacci. Poi Dalla, Venditti e lui: tutti bravi! Per non dimenticare Paolo Conte o Gino Paoli, precedenti di età e di altro genere. Sto parlando ovviamente dei miei limitati gusti musicali. E vi devo anche confessare che la musica recitata e rap, pur apprezzandola, non riesco a farmela piacere fino in fondo. Se devo rifarmi all’America preferisco ancora Bob Dylan, Joan Baez, perfino Woody e Arlo Guthrie e addirittura Malvina Reynolds. E il canadese Leonard Cohen. Volete mettere “Suzanne”, compagna di malinconie? Ma non è più il mio tempo e non faccio testo ormai. Né l’ho mai fatto, per la verità. Poi, in fondo, come cantava Edoardo Bennato: “non mettetemi alle strette, sono solo canzonette”. Ma mica tanto.

Pontedera, 18 Febbraio 2018 

Libero Venturi

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