Cronaca

Truffa bonus edilizi, sequestri per 10 milioni di euro

Ignari acquirenti venivano indotti ad avviare ristrutturazioni a costo zero con incentivi statali che non spettavano. L'operazione in tutta Italia

L'operazione della guardia di finanza

E' di 5 indagati e sequestro di beni per oltre 10 milioni di euro il bilancio dell'operazione avviata stamani dalla guardia di finanza del comando provinciale di Lucca, frutto di un'indagine sul contrasto alle frodi legate ai bonus edilizi.

Perquisizioni e sequestri sono in corso in tutta Italia e stanno interessando le sedi legali e operative delle società coinvolte presenti nelle provincie di Lucca, Venezia, Treviso, Latina e Napoli.

Gli indagati dovranno rispondere, in concorso tra loro, di varie ipotesi di reato fra cui truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche e falsità ideologica in certificati.

Le Fiamme Gialle hanno infatti hanno scoperto una presunta truffa per indebito conseguimento di crediti d’imposta attraverso i benefici associati al “Superbonus 110” e al “Sismabonus”.

All'origine dell'attività investigativa ci sono state alcune querele presentate da neoproprietari di immobili rurali che dovevano essere oggetto di ristrutturazioni edili promesse a costo zero proprio in virtù di incentivi statali che però in realtà non spettavano.

Caduti nel raggiro

Gli acquirenti degli edifici da ristrutturare caduti nella rete erano del tutto ignari. Si tratta di stranieri, in prevalenza sudamericani, che avevano visto nel vantaggioso acquisto l’opportunità di fare un affare e potersi trasferire in Italia una volta in pensione.

D'altro canto, il meccanismo del raggiro era ingegnoso: due imprenditori e altrettanti professionisti avrebbero rilasciato la documentazione necessaria per l’ottenimento dei crediti di imposta. L'uomo chiave sarebbe stato un cittadino sudamericano che, operando come procuratore speciale degli acquirenti degli immobili, loro sì in perfetta buona fede, impiegava i crediti di imposta in altre operazioni non autorizzate, mettendoli comunque a disposizione degli altri indagati e delle loro società.

In questa maniera, fra il 2021 e il 2025, sarebbero stati generati oltre 10 milioni di euro di crediti di imposta, in gran parte monetizzati attraverso l’istituto giuridico della cessione del credito.